L'Amore è protagonista assoluto
L'Amore è protagonista assoluto
Dio ci salva perché il suo amore nei nostri confronti è smisurato e supera le nostre stesse aspettative.
Se la passione e la croce sono segno della donazione di Dio, l'evento dell'Ultima Cena ne è l'anticipazione, perché già in questo intimo momento consumato con gli apostoli Gesù raggiunge la profondità e la consistenza concreta dell'Amore.
Gesù nello spezzare il pane e nel distribuirlo ai suoi discepoli, compie un atto significativo del dono e della comunione. Questo gesto indica un'attitudine alla condivisione e alla solidarietà; ma quello che è più incisivo è il fatto che spezzando il pane Gesù dona se stesso senza riserve. Tale donazione è istitutiva dell'Eucarestia, che viene definita nel libro degli Atti con i termini dello "spezzare il pane", a sottolineare la valenza del suo significato comunionale.
Eucarestia etimologicamente vuol dire "rendere grazie" come Gesù fa prima di spezzare il pane, secondo le abitudini locali di ogni capofamiglia; ma il Sacramento istituito da Cristo realizza la sua presenza reale e sostanziale di donazione. Egli nel pane eucaristico, che è il Suo Corpo, e nel vino che diventa il suo Sangue, fa dono di se stesso ai fratelli realizzando la comunione con essi e allo stesso tempo favorendo la vicendevole donazione fra di loro.
Nelle parole "Questo è il mio Corpo" - che nel linguaggio orientale significano "Questo sono io" - Gesù dona la vita nell'essere "pane di vita", alimento di vita eterna. Nelle parole "Questo è il mio Sangue della nuova alleanza" l'atto di donazione si concretizza ulteriormente, perché Gesù realizza l'immolazione sostituendosi alle vittime animali dell'Antico Testamento. Egli nel Sangue realizza il riscatto definitivo dell'uomo dalla servile condizione di peccato; donando se stesso come vittima immolata adempie la volontà del Padre di recuperare l'uomo, elevandolo alla sua stessa dignità e liberandolo dai vincoli del male. In più, il Sangue espia le pene che noi avremmo dovuto scontare a motivo dei nostri misfatti, schiudendoci la porta della vita eterna.
L’evangelista Giovanni è unico nel descriverci un aspetto del tutto singolare ed esaltante dell’Amore redentivo che si associa all'Eucarestia e ne spiega la portata di amore attraverso un gesto concreto e illuminante: la lavanda dei piedi.
Si tratta di un gesto insolito anche ai nostri giorni. Difficilmente si troverebbe infatti una persona, per quanto radicata nell'amore al prossimo, disposta a chinarsi ai piedi dei suoi amici per lavarglieli. Nessuno, per quanto generoso possa essere si disporrebbe ancora oggi ad un simile atto di umiltà.
Eppure proprio in questa caratteristica di umiliazione Gesù rende esplicite le caratteristiche dell’amore: esso consiste nel servizio disinteressato all'insegna dell'umiltà e della sottomissione agli altri, pronta e sollecita, e nell'accoglienza delle umiliazioni e delle frustrazioni, quando queste servano ad accrescere lo spirito di donazione e di altruismo.
L'amore è concretezza di sacrificio.
E Gesù ha prediletto questa dimensione per donare se stesso totalmente all'uomo: quella che comunemente noi definiamo pazzia. La stoltezza di un Dio che non ama convincere gli uomini a forza di miracoli o di argomenti;; di un Dio che non ama imporre la propria volontà costringendo tutti al suo cospetto e non ama manifestare la sua autorità incontrastata. Semplicemente di un Dio che ama. E che dona se stesso in quella che è la "pazzia" della croce.
Sono in questa logica dell'amore le parole: "come ho fatto io, così fate anche voi." "Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati”.
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