Il dono dello Spirito
Il dono dello Spirito
La Pentecoste, cioè il ricordo del dono dello Spirito Santo agli Apostoli 50 giorni dopo la Resurrezione, non è semplicemente la chiusura del tempo di Pasqua a livello celebrativo, ma è il culmine e il compimento della Pasqua.
Senza dono dello Spirito, la morte e resurrezione di Gesù rimangono fatti passati e tuttalpiù esemplari. Ma solo con il dono dello Spirito, che scende nel cuore dei singoli e su tutta la comunità, la vicenda di Gesù, le sue parole, i suoi gesti e la sua morte e resurrezione, diventano eterni, sempre presenti ed efficaci.
Ecco allora che vengono valorizzate dalla Chiesa le parole di Gesù che preannunciano questo dono grande. Lo Spirito di Dio, il suo soffio vitale, entra nel cuore del discepolo e rende Gesù eterno, anche dopo la sua morte e partenza per il cielo nell’ascensione.
Le parole del vangelo sono molto ricche ed anche difficili. Non si tratta del racconto di un miracolo o di una parabola. Avvertiamo comunque un sentimento profondo di amicizia, relazione e protezione.
Ascoltiamo la Parola di Gesù anche con il cuore e non solo con la mente. Penso che sia proprio nell'intenzione di Gesù quello di illuminare la mente scaldando il cuore allo stesso tempo. Mi viene in mente quel brano di Luca dove viene descritto il dialogo tra Gesù e i due discepoli di Emmaus (Vangelo di Luca, cap. 24). Delle parole che Gesù allora disse ai due discepoli delusi e tristi, non ci viene dato dall'evangelista che un breve riassunto, cioè che Gesù parla loro di tutto quello che nella Scrittura antica si riferiva a Lui. Ma ci viene ben riportata la sensazione di calore profondo che quel dialogo lascia a Cleopa e all'altro discepolo (..ed essi si dissero l'un l'altro: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?").
Gesù vuole piantare profondamente nel cuore dei discepoli la certezza che non sono lasciati soli. La relazione con Dio non è un semplice obbedire a delle regole lasciate scritte su un libro, con l'unico obiettivo di una verifica finale nel Giudizio Universale. La fede è relazione d'amore: il discepolo accoglie i comandamenti e li osserva, come dice Gesù, e lo fa con spirito d'amore, non da schiavo e per paura. La fede è dunque vivere i comandamenti per amore, e sentire che dalla parte di Dio non si è abbandonati, mai.
Anzi, sembra proprio dalle parole di Gesù che il dono della relazione con Dio sia un dono definitivo, indipendente dalle opere che facciamo e dai meriti acquisiti: "…io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre", e ancora "…egli rimane presso di voi e sarà in voi".
Questa è la vita cristiana, questa è la base dell'essere comunità di cristiani: il dono stabile della presenza di Dio, della resurrezione di Gesù. E questo dono è stabile perché è lo Spirito Santo che agisce, e non è nostra conquista mentale o di meriti.
Lo Spirito Santo Gesù lo chiama Paraclito. E' stato tradotto spesso con "consolatore", ma forse il termine più giusto è "avvocato difensore". Questo è l'amore di Dio per noi: una difesa continua e rassicurante che certamente consola il cuore, ma anche spinge ad affrontare la vita senza paura di dare testimonianza.
Lo Spirito del Risorto, il Paraclito inviato dal Padre, ci sostenga nella nostra testimonianza. Ci aiuti a non cedere alla tentazione del pessimismo religioso, ma ci porti a costruire con il cielo legami forti e profondi, che poi si traducono in legami forti con gli altri esseri umani sulla terra. Infatti la reale verifica della nostra profonda intimità con Dio viene dall'amore che avremo con chi ci vive accanto fino ad arrivare ai più poveri della terra.
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