La parabola dei talenti-
La parabola dei talenti
(13/11/2011)
Vangelo: Mt 25,14-30
I talenti sono i doni di Dio, le possibilità e le potenzialità che abbiamo; ciascuno ha ricevuto tanto da Dio: "Benedici il Signore anima mia, non dimenticare nessuno dei suoi benefici".
Non si tratta solo di benedire il Signore, ma di far fruttare i suoi doni, e non in maniera egoistica, ma per il suo regno, per il prossimo.
A riguardo dei talenti, guardando la quotidianità, alcuni hanno di più e allora può nascere l'invidia. Ma noi sappiamo che ciascuno ha ricevuto qualcosa e Dio chiederà conto alla fine secondo quello che Lui ha dato. Quando Gesù dice: Guai ai ricchi. vuole insegnare che uno che ha ricevuto molto, deve collaborare molto di più. Se uno è ricco e non vuole aiutare, non fa fruttare davanti a Dio ciò che ha avuto.
Dio guarda se c'è una risposta proporzionale, adeguata.
Anche chi ha ricevuto poco è tenuto a moltiplicare. Anche un solo talento è un talento d'oro, ha un valore grandissimo. C'è già tanto anche in un talento solo.
Approfondiamo questo discorso di Gesù sui talenti.
La vita, l'esistenza, la fede, tutto quello che siamo e di cui godiamo, l'abbiamo ricevuto in dono gratuito. È talmente evidente la gratuità che può indurci perfino a pensare che tutto sia "normale" e che tutto ci sia dovuto. Ne siamo beneficiari dalla nostra nascita e tutto è nato con noi. La vita nel suo svolgersi quotidiano ci ha ulteriormente convinti di tanti doni, man mano che esercitavamo le nostre facoltà fisiche e spirituali. Ci siamo così impossessati in modo stabile dei doni fino a ritenerli definitivamente nostri. Se i doni sono gratuiti e ci appartengono, ciò non significa che possiamo farne un uso esclusivo personale: dobbiamo costantemente ricordarci che ci sono stati affidati dal Signore e tutto deve essere orientato per la sua gloria. Egli si attende quindi legittimamente che portino frutti e si moltiplichino. Dobbiamo rendere conto a Colui che ce li ha affidati e che ha riposto in noi la sua fiducia. Arriva poi, anche se inatteso, il momento del rendiconto. Non ha importanza se ci sono stati dati cinque, tre o un solo talento: i doni di Dio sono sempre preziosissimi e di un valore incalcolabile. Ognuno è responsabile di quanto ha ricevuto, ognuno deve sentirsi impegnato ad impiegarlo nel modo migliore.
Solo a queste condizioni potremmo sentirci ripetere: "Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". La ricompensa per la fedeltà e l'impegno è infinitamente superiore ad ogni attesa. Il premio finale è la partecipazione definitiva alla gioia del Signore. È significativo che questo brano evangelico ci sia offerto mentre volge al termine l'anno liturgico. Una tappa che ci ricorda il nostro cammino e il nostro impegno, che ci induce a fare un bilancio del tempo e della vita in attesa del compimento finale. Non possiamo lasciarci condizionare dalla paura che è sempre una cattiva consigliera. Non ci è lecito mettere sotterra il prezioso talento.
È opportuno infine ricordarci in che direzione dobbiamo indirizzare la nostra operosità: "Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano".
Ciascuno di noi ha ricevuto da Dio dei doni naturali e di fede. Dobbiamo spenderli bene, farli fruttificare per trasformare il mondo in cui viviamo e meritare così la vita eterna. Per il Vangelo la vita di un cristiano è una missione. C'è sempre da fare per tutti coloro che vogliono spendere il proprio tempo e le proprie capacità per Dio e per il prossimo. Il fenomeno moderno del "volontariato" che esalta la gratuità, la generosa donazione di noi stessi e del nostro tempo, è uno dei segni più belli di una coscienza nuova che è testimoniata soprattutto da giovani e adulti. Ecco l'opera educativa e il buon esempio da offrire ai giovani e a quanti crescono con la mentalità propria del nostro tempo, che privilegia il divertimento, il consumismo, le chiacchiere inutili.
Dov'è il mio impegno di fede, di preghiera, di carità? La vita è il tempo datoci da Dio nel quale dobbiamo far fruttare i suoi talenti. Dobbiamo allontanar la pigrizia e operare, per realizzare la nostra risposta di amore su questa terra e meritare la vita nei cieli.
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