San Gerardo Maiella
San Gerardo Maiella (Omelia nel giorno della festa a Ruvo)
Gerardo Maiella è annoverato fra i Santi, fra coloro che, una volta conosciuto il cammino loro tracciato dalla Provvidenza, lo intraprendono con decisione e vi perseverano con tenacia senza indietreggiare dinanzi a qualsiasi ostacolo.
Proteso nella ricerca della via da percorrere, una volta trovatala, si impegna a percorrerla fino in fondo.
E’ la via del frate questuante, che va per monti e per valli, da un luogo ad un altro, sempre pellegrinando ed elemosinando, nella via dell’umiltà, dell’obbedienza e della penitenza.
Non indietreggia e non si arrende anche fra incomprensioni, prove e sofferenze intime, consapevole di amare e servire Dio, meta suprema della sua vita.
Sono a vostra conoscenza le origini del Santo che onoriamo: è nostro conterraneo, nativo di Muro Lucano (6 aprile 1726), dove trascorse gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della prima giovinezza nella dedizione alla preghiera e al lavoro, prima come apprendista sarto e per qualche tempo come sarto in proprio.
Negli anni trascorsi a Muro frequentò le varie chiese intitolate alla Madonna; all’età di sette anni (anno 1733) con la mamma arrivò anche a Materdomini, al piccolo santuario,allora, dove contemplò l’immagine della Madre del Signore, nella piccola e rustica chiesetta, oggi trasformata e ingrandita nel monumento dedicato alla Madre di Dio e al nostro Santo.
San Gerardo, come tutti i santi, è uno di noi, fatto di nervi e di ossa come noi, figlio di Adamo come noi tutti. L’unica differenza che passa fra noi persone comuni e il Santo è soltanto questa: noi anteponiamo noi stessi a Dio e gli interessi del corpo a quelli dell’anima; il Santo, invece, convintosi fermamente che non giova a nulla conquistare il mondo intero se poi si perde l’anima, pone sempre Dio al primo posto.
Per fare questo unisce le due forze: la volontà propria e la grazia di Dio. Da questa fusione di elementi scaturisce a poco a poco la santità, che è ascesa continua verso l’alto. Talvolta, poi, Dio si compiace di fare anche qualcosa d’altro: concede doni giovevoli al bene delle anime, quali segni prodigiosi, profezie, bilocazione, discernimento degli spiriti.
Questi doni non possono esse occultati, finendo prima o poi per diventare manifesti anche agli occhi dei profani, i quali, purchè non siano proprio della razza di coloro che “hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non sentono”, vi riconoscono la presenza e la potenza di Dio.
All’età di 23 anni, per seguire la voce del Signore, si allontanò di casa, lasciando un biglietto con le parole scritte: “Non pensate a me, vado a farmi santo”, sentendosi impegnato a farsi santo,
moltiplicando le penitenze, perfezionandosi nel cercare la volontà di Dio e nella carità.
Dopo i vari tentativi per essere accettato in Convento a Muro Lucano, Gerardo veniva chiamato, nel 1749, dalla divina Provvidenza alla Congregazione del SS. Redentore fondata da Alfonso De Liguori: la casa di Deliceto fu la prima ad accoglierlo e vi stette per ben 5 anni.
Tra i propositi che si diede in questa località c’è questo:”Avrò cura di essere minuto osservatore d’ogni cosa delle regole, di perseverare e crescere nel bene, di impegnarmi principalmente nell’unione con Dio”.
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Ci interessa la permanenza di San Gerardo a Deliceto per il rapporto che il Santo ebbe con Ruvo e per l’amicizia con il Venerabile Domenico Blasucci.
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Frattanto fu chiamato a Pagani da S. Alfonso per rendere conto di una calunnia sul suo conto: viene inviato per punizione prima a Ciorani e poi a Materdomini, ma viene riconosciuta l’innocenza per smentita della stessa calunniatrice .
Nel novembre 1754 viene inviato a Materdomini, dove, come portinaio diventa il “Padre dei poveri” e alcuni mesi dopo assiste la fabbrica del Collegio, per la quale poi è mandato a questuare nei paesi della valle del Sele, in ognuno dei quali lascia tracce indelebili del suo passaggio.
Di ritorno a Materdomini sente prossima la fine: Sulla porta della sua cella fece apporre questa iscrizione:”Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio,e per tutto quel tempo che piace a Dio”.
Era l’estrema dichiarazione programmatica della santità di Fratel Gerardo.
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