Brevi riflessioni sul matrimonio
Brevi riflessioni sul matrimonio
Gesù nella sua vita fu provocato e “messo alla prova” dai rappresentanti religiosi del suo tempo, per trovare degli appigli nella sua predicazione e nella sua pretesa di esser l’Inviato di Dio.
Anche il Cristo di oggi, cioè la sua Chiesa (che è il Corpo di Cristo in mezzo agli uomini), è messo alla prova in continuazione. La complessità attuale delle vicende umane interroga il Vangelo e mette in discussione gli insegnamenti che da esso sono ricavati e che la comunità dei credenti porta avanti.
Il mondo nel quale la Chiesa si muove e annuncia Cristo non è affatto un mondo semplice e pacifico.
Gli “avversari” di Gesù lo misero alla prova su una questione che anche oggi non lascia tranquilla la Chiesa: il matrimonio.
E' oramai opinione comune che il matrimonio come valore e come istituzione concreta oggi è in crisi. Una crisi che si avverte chiara nell’aumento delle separazioni e divorzi, nell’aumento delle convivenze e nel rimandare il matrimonio. Le generazioni più anziane sottolineano continuamente come quelle più giovani sono incapaci di legami forti e responsabili che superino le prime inevitabili difficoltà nella coppia.
La Chiesa, specialmente in Italia, ha messo tra le sue priorità quella della difesa della famiglia e in particolare del matrimonio, constatando che nella solidità dell’istituto matrimoniale si fonda l’educazione dei figli e il bene dell’intera società.
E’ chiaro che non possiamo come cristiani non sentirci provocati, come Gesù nel Vangelo, da questa fragilità della relazione di coppia che genera tanta sofferenza e mette in crisi i singoli e la famiglia.
La risposta di Gesù parte da lontano, dall’atto creativo stesso di Dio.
Dio all’inizio ha creato la coppia umana, ha creato la relazione come fondamento della felicità umana. L’uomo non è fatto per stare solo. Dio crea unità non separazione, Dio tesse relazioni e non separazioni.
La vicenda stessa di Gesù rivela ancor più chiaramente questo progetto del Padre. Gesù è Dio che prende la nostra carne e unisce il cielo alla terra. L’incarnazione e la resurrezione di Gesù nel suo vero corpo sono il “matrimonio” indissolubile tra Dio e l’umanità, noi.
Questi sono i valori di fondo che stanno alla base dei rapporti umani.
Di fronte a tanta fragilità, divisioni e sofferenze non è dunque il caso di puntare il dito e giudicare, ma dobbiamo fare come Gesù: richiamare i fondamenti della nostra umanità.
Siamo creati capaci di relazione. Siamo capaci di creare unioni stabili e feconde. Non ci è impossibile.
Il nostro limite umano ci fa molto spesso sbagliare e cadere, ma questo non smentisce definitivamente (come molti pessimisti vorrebbero farci credere) che “l’amore vero è eterno” e non ci porta necessariamente a pensare che “nulla è stabile per sempre”.
Cristo non giudica ma ama. E non dobbiamo mai dimenticare che non siamo certo immuni dalle fatiche della relazione umana e non abbiamo nessun merito per sentirci al di sopra. Sembra banale, ma credo che solo con il non-giudizio e la comprensione si può non spegnere la fiducia nell’amore per chi sta vivendo il fallimento dell’amore.
L’importante è non rassegnarsi mai davanti ai fallimenti e non perdere la speranza che è possibile amare ancora, ed è possibile ricostruire anche le strade più disastrate.
Se vogliamo educare all’amore eterno non dobbiamo dimenticare che questo amore si insegna con l’amore stesso e non con il dito puntato e l’emarginazione. Questo discorso vale ovviamente anche per le tante coppie che vivono relazioni che sono fuori dalle nostre consuetudini ecclesiali, ma non per questo sono necessariamente maligne e false. Penso a chi sceglie una convivenza senza matrimonio o alle coppie d’altro genere.
“L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto…”. Non creiamo dunque separazioni tra di noi, e non mettiamo tra noi e gli altri un muro di giudizio e condanne. Dio in Gesù si è unito con l’umanità fino a formare una sola carne. In questo troviamo la strada per insegnare l’amore, un amore oltre le fragilità, che non sono solo di pochi, ma che in fondo abbiamo tutti.
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