Notizie dalla zona Parrocchiale 2010
San Vito Martire
La città di Mazara del Vallo, antica città della Sicilia settentrionale, da tempo immemorabile è ritenuta la patria di San Vito, il quale nacque da Hila, idolatra e di nobile stirpe e da Bianca, virtuosa Matrona cristiana, il 286 d.C.
Pochi giorni dopo la nascita di Vito moriva la madre. Iddio dispose gli eventi in modo che al tenero lattante fosse data per nutrice una cristiana: Crescenzia, donna nobile di nascita, radicata nella fede cristiana e piena di virtù, alla quale di recente erano morti il marito e il figlio.
Ancora in tenera età, Vito fu affidato al precettore, maestro Modesto, perché lo istruisse nelle lettere. Anche Modesto era un fedele discepolo di Cristo.
Allevato dalla nutrice Crescenzia ed educato da Modesto, ambedue ferventi cristiani, Vito fece grandi progressi nella coscienza e nella pratica della vita cristiana, tanto da chiedere il Battesimo.
Hila, il padre pagano, venuto a conoscenza della fede di Vito, usò tutti i mezzi per riportarlo all’idolatria, ma inutilmente.
Reggeva, in quel tempo, le sorti dell’impero, Diocleziano, il quale, con feroci editti, voleva far annegare nel sangue il Cristianesimo. Valeriano governava la Sicilia in qualità di preside e fu strumento degli imperiali furori.
Vito fu condotto davanti ai tribunali di Valeriano e fu accusato d’essere cristiano. Il preside, prima con le buone maniere, poi con le minacce, cercava di fargli rinnegare la fede e di riportarlo al culto degli dei dell’impero; neppure la flagellazione con le verghe riuscì allo scopo.
Anche secondo la passione del VII secolo, ( le passioni sono i resoconti ufficiali dei processi dei primi martiri cristiani, racconti dei processi e delle morti dei martiri ), il fanciullo siciliano Vito, dopo aver operato già molti miracoli, fu arrestato dal preside Valeriano, a seguito della denunzia dello stesso padre pagano.
Subì torture e minacce, superandole con coraggio, assomigliando al Signore sulla croce; l’autorità locale, il preside Valeriano e lo stesso padre tentarono di farlo abiurare, apostatare, ma Vito non rinnegò la propria fede.
Valeriano riconsegnò Vito al padre, desistendo così dalla persecuzione contro il Santo.
I tentativi di ricondurre il figlio alla fede pagana furono ripresi, anche se inutilmente, dal padre. La casa paterna diventava per Vito luogo di tentazione e di pericolo per la sua fede, per il qual motivo fuggì dalla casa paterna con i suoi educatori e andò ramingo in diversi luoghi della Sicilia.
A lui si attribuiscono vari miracoli. Si narra che, fermatosi a Regalbuto, provincia di Enna, in Sicilia, incontrò dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si fece restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui ridonò la vita.
Frattanto con Modesto e Crescenza s’imbarcò e raggiunse le coste dell’antica Lucania, dove suo unico intento fu quello di far conoscere Gesù Cristo.
Secondo il Martirologio Geronimiano del VI secolo d.C., che costituisce il più antico catalogo dei martiri cristiani della Chiesa latina e resta un documento primario della storia della Chiesa, Vito visse a lungo nella antica Lucania presso il fiume Sele, tanto che ancora oggi è ricordato dai fedeli come san Vito di Lucania.
Acquistata sempre maggior fama presso il popolo dei fedeli, fu perfino supplicato dall'imperatore Diocleziano di liberare il figlio dalla grave malattia dell’epilessia, ma, ottenuto il miracolo, Diocleziano gli si scagliò contro, facendolo imprigionare e torturare. Dopo una nuova misteriosa liberazione, ritornando presso il fiume Sele, Vito vi morì con Modesto e Crescenzia nel 303 d. C., mentre infuriava la persecuzione contro i Cristiani.
Il nostro martire fu sottoposto alla terribile tortura della “catasta” e morì slogato in tutte le sue ossa. Era il 15 giugno del 303 d. C.
Al racconto originario della passio del martire si aggiunsero con il passare degli anni vari racconti relativi alle translationes delle sue reliquie in varie città e monasteri, e a vari miracula che ebbero come protagonista Vito, racconti che contribuirono ad accrescere ulteriormente la sua fama.
Per secoli la figura di san Vito ha alimentato ed esaltato la fede popolare: è stato invocato, in modo particolare nella speranza di ottenere guarigione da patologie quali la Corea di Sydenham, una forma di encefalite, di infiammazione del cervello, nota come ballo di San Vito in quanto può presentare postumi come tic, tremori, etc., dall'idrofobia, avversione morbosa per i liquidi, in particolare per l’acqua, da malattie degli occhi, dalla letargia, predisposizione a sonno continuo…
Per completezza devo dire che la nascita del culto di San Vito e la relativa tradizione agiografica non sono stati ancora studiati in maniera ampia e approfondita.
È venerato come santo martire dalla Chiesa cattolica ed è un santo molto importante anche per la Chiesa ortodossa serba e quella bulgara.
San Vito è il patrono ed il protettore dei danzatori. Era assai venerato nel medioevo e fu inserito nel gruppo dei santi ausiliatori, 14 santi alla cui intercessione il popolo cristiano si rivolgeva in particolari occasioni e nella speranza di ottenere guarigione da particolari malattie. Il simbolo che lo rappresenta è la palma, simbolo di vittoria e di trionfo nel martirio; l’accompagna un cane che evoca, sollecita l’invocazione contro i morsi dei cani rabbiosi.


