San Gerardo Majella: Protettore della Basilicata
Nel giugno 1753 Gerardo Majella, in viaggio da Delicato, in provincia di Foggia, verso Castelgrande per una missione di pace, “attraversò Ruvo, acclamato da una folla che aspettava il suo passaggio”.
Proveniente dall’Ofanto, per la via di Ruvo, volendo abbreviare il cammino ed evitare le dimostrazioni, che nell’autunno precedente avevano assunto proporzioni straordinarie in paese, Fratel Gerardo, giunto all’altezza della strada che si biforcava, prese in direzione di Rapone.
I Ruvesi che lo osservavano, scoperta la sua intenzione, gli si precipitarono addosso e lo portarono ancora una volta in trionfo dentro Ruvo “come avrebbero portato un santo del Paradiso”, scrive il biografo Padre Caione, suo contemporaneo.
Questi fatti, riportati da tutti i biografi, stanno a testimoniare la presenza non occasionale, ma una frequentazione assidua nel territorio da parte del questuante.
Nel mese di giugno 1752, dal fondatore della Congregazione, Alfonso Maria De’ Liguori, era stato istituito un vero e proprio collegio per gli studenti del Corso teologico a Delicato.
Il problema principale era costituito dai rifornimenti, dalla necessità di sostentamenti. Si pensò di ricorrere agli aiuti delle popolazioni, che beneficiavano maggiormente dei Missionari Redentoristi: gli abitanti a cavaliere della regione Lucano – Pugliese.
L’uomo prescelto per quest’opera non poteva essere che Gerardo Majella, ed egli si mise al lavoro con vigore, animato, come sempre, dall’eroismo delle sue virtù.
Appena consacrato a Dio con la professione religiosa (26 luglio 1752), diede inizio ai viaggi, che si svolsero, di preferenza, lungo l’arco nord-orientale del bacino del Vulture (Rocchetta, Lacedonia, Carbonara (oggi Aquilonia), Melfi, Rionero, Ripacandida, Atella e Ruvo) e lungo la cresta settentrionale dell’Appenino Irpino-Lucano (Muro Lucano, Castelgrande…).
Si moltiplicavano, frattanto, i prodigi, le conversioni e le acclamazioni, passando a cavallo o a piedi per le campagne e i paesi. Andava per ricevere un’offerta ed era lui che dava la sua carità che non conosceva mai limiti, perché era la carità stessa di Colui che è morto in croce per tutti. Chiedeva con la voce di azioni sovrumane e misteriose e le offerte rappresentavano la riconoscenza spontanea delle moltitudini.
All’inizio i viaggi ebbero come mete Muro, Melfi, Rionero, Atella e Ruvo. Degli altri centri si tramandano notizie di fatti straordinari, di miracoli, di conversioni avvenute nel corso della questua effettuata. Di Ruvo la storia tace: i processi apostolici ricordano solo un’estasi, avvenuta in casa Blasucci, ma gli avvenimenti dovettero essere davvero straordinari se Gerardo, nella prossima primavera (1753) cercherà di evitare il passaggio tra quelle mura, per timore che si avessero a ripetere le sollevazioni popolari in suo onore dell’autunno precedente (1752).
Gerardo Maiella: Simpatia e ammirazione per un santo in viaggio
Nel viaggio della vita ho incontrato un amico, del quale fin dagli anni della fanciullezza ho ascoltato i racconti del suo vivere; da giovane ho letto la prima biografia ed ho camminato in sua compagnia sott’acqua e sotto vento; nativo di Muro Lucano, San Gerardo Maiella mi ha protetto nei primi vagiti e da lui ho preso il nome.
Tante sono le strade percorse: quelle del mio paese di nascita restano parte essenziale della vita, dato che le strade sono state la base della vita sociale e morale, della conquista della vera libertà.
Da tempo televisione, cellulare, internet sostituiscono piazza e strada. E invece poesia, arte, religione, cultura sono state a lungo coltivate per strada, camminando, viaggiando.
Nella mitologia viaggiò Ulisse per tornare in patria e per esplorare l’ignoto, oltre le colonne d’Ercole; viaggiò Enea per fuggire da Troia in fiamme e riedificare un tetto e una città ai penati (antenati) e ai propri cari; viaggiò Giasone alla ricerca del vello d’oro.
Nella Bibbia viaggiò Abramo, padre nella fede, per dare una terra ai suoi e Dio lo portò per mano; viaggiò Mosè con il suo popolo verso la terra promessa; viaggiò Cristo sulle strade della Palestina, sulla via di Emmaus per “scaldare” il cuore dei discepoli e comandò ai suoi apostoli: “Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino” (Mt.10,7); viaggò Paolo di Tarso per portare il Messaggio di Cristo, che sulle strade e nelle piazze raggiunse il cuore degli uomini.
Nella storia migliaia di pellegrini hanno camminato verso i luoghi santi con spirito di preghiera, sacrificio e desiderio sincero di conversione.
Viaggiarono Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci verso nuove terre; ha viaggiato Neil Armstrong nel luglio 1969 con Edwin Aldrin nei cieli, fino alla luna…
Viaggia il Papa per confermare i fratelli nella fede e sostenere chi ha ancora un’anima.
Viaggia l’uomo dei nostri giorni inerpicandosi tra montagne virtuali di sogni, di idee,correndo veloce tra colori e musica…
Il viaggio di Gerardo Maiella si svolse fra le strade degli uomini, tra le loro fatiche, speranze, dolori, lungo i sentieri della vita, dall’infanzia alla piena giovinezza, dalla ricerca di un panino bianco alla richiesta di elemosine per la casa religiosa in costruzione a Materdomini, bussando alla porta del Tabernacolo e bussando alle porte dell’anima per portarvi Cristo, pane e pace.
Un percorso interiore quello di Gerardo: con lui eventi, incontri, personaggi, città, uomini, donne, peccatori diventano esperienze vitali, nelle quali si intravedono passioni, contatti veri, povertà, miseria morale e malattia.
In Basilicata, Puglia e Campania egli procede guardando in alto e parla con Dio, mentre all’orizzonte si profilano cumuli di miserie, in cui vi trova Dio.
Viene da pensare alla “Visitazione”: nel suo peregrinare, come Maria, c’è prontezza e agilità; l’abbraccio e il saluto portano grazia e seminano pace, come Maria.
Nel viaggio Gerardo Maiella si lascia sorprendere nei segreti della vita, nel quotidiano, a contatto con le cose, nella realtà dei luoghi, dei tempi, delle persone; si affianca a noi, lo vediamo, lo tocchiamo, si fa nostro modello possibile, nostro mediatore.
Con la conoscenza del Santo sapremo che ha concretamente attraversato e sperimentato fame e disagi, oltraggi e calunnie e potremo sapere “dove, come, quando, con chi, perché…”.
Ha sofferto, ha pianto, ha pregato; si è afferrato e tenuto stretto al Crocifisso affrontando percorsi difficili e dolorosi: per tutto questo non possiamo nascondere simpatia e ammirazione per Gerardo Maiella.
I santi, è vero, sono sempre attuali ed i valori che hanno testimoniato nella storia del loro tempo, delle loro strutture, al fianco dei loro contemporanei superano tempo e spazio.
Troveremo così Gerardo qua e là , su un ronzino, tra un paese e una strada, sempre traboccante d’amore, in compagnia di Cristo e di Madonna povertà.
San Gerardo Majella

